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Dopo vari attacchi ai grandi centri di elaborazione dati fondamentali per lo sviluppo dell'intelligenza artificiale, si sta pensando a come proteggerli

La guerra in Medio Oriente è iniziata in un momento delicato per i paesi del Golfo, impegnati da anni in una corsa alla costruzione di grandi data center per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale (AI). Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti si erano proposti come centri regionali per il settore, attirando investimenti miliardari da aziende come Nvidia, Amazon e Microsoft, grazie alla loro posizione geografica – tra Europa, Asia e Africa – e al basso costo dell’energia. Nel giro di poche settimane, la guerra ha messo tutto in discussione.

Ai primi di marzo il regime iraniano cominciò a rispondere agli attacchi di Stati Uniti e Israele colpendo proprio i paesi del Golfo, tra i principali alleati statunitensi nella regione. In particolare, l’Iran attaccò tre data center, negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein, di proprietà di Amazon Web Services, la divisione di Amazon che si occupa di cloud, ovvero di sistemi di archiviazione esterna che consentono di accedere a file o servizi via internet. Nei giorni successivi un attacco statunitense colpì un data center di Bank Sepah, la principale banca iraniana

Nel giro di pochi giorni, i data center si sono ritrovati al centro della guerra. Da allora il settore tecnologico si è messo in cerca di soluzioni per proteggere i data center, specie nelle zone di guerra.

leggi quali soluzioni son allo studio

Apriamo commentando l'articolo del Tempo che alimenta lo spauracchio delle tecnologie alternative ed autogestite usate dai pericolosi cyberattivisti, e arriva a scomodare persino i remailer, tecnologia che avevamo dimenticato perfino noi. Facciamocela raccontare.

Parlando di cose serie, l'Europa ha secretato i dati sui data center con il pretesto di tutelare i segreti commerciali.

Torniamo su un argomento che abbiamo toccato anche qualche puntata fa, ovvero le importanti sentenze contro Meta e Youtube. Oggi diamo conto di un articolo pubblicato da Valigia Blu che, riprendendo articoli di altri analisti, critica la sentenza e gli effetti che produrrà. L'argomentazione non ci convince, ma ne diamo comunque lettura perché ci dà lo spunto per alcune riflessioni.

Infine le iniziative.
Martedì 21 aprile a Vivero, a Roma, Palestra digitale , dalle 18,30.

“Impariamo insieme a usare strumenti e alternative che non alimentano sistemi di controllo, guerra e sorveglianza”. Un laboratorio pratico organizzato con Avana e il gruppo di ricerca C.I.R.C.E., da Rotta Genuina e Vivèro, per rimettere le mani sul digitale e sperimentare alternative concrete alle piattaforme delle Big Tech.

Ascolta la puntata nel sito di Radio Ondarossa